La Quaresima
Nel collegarsi al Messaggio di Sua Santità Papa Benedetto XVI per la Quaresima 2007, “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37), viene spontaneo pensare a Francesco che sempre ha volto lo sguardo al Crocifisso.
Il Santo Padre concentra la sua riflessione sull’amore che scaturisce dal Crocifisso e dice: “Con più viva partecipazione volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questo tempo di penitenza e di preghiera, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pienamente l’amore di Dio”.
In “ Cristo povero e crocifisso”, che , “spogliò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), privo della gloria divina a Betlem e persino della forma umana sul Golgota (FF 303, 285) Francesco vede il "Fratello" solidale con l'umanità afflitta dal male fisico, morale, sociale (FF 201).
Di fronte al Cristo che nella sua offerta totale rivela il Dio Amore oblativo, l'atteggiamento di Francesco è di illimitata fiducia e quindi di totale affidamento fino alla Sua immedesimazione perfetta: su La Verna ne è segnato anche nel corpo, con le stimmate. Tale atteggiamento lo ha espresso in un costante, stretto rapporto fatto di momenti di intimo incontro/confronto, ascolto/studio, contemplazione/adorazione, solidarietà imitativa, consegna apostolica al popolo di Dio. Il centro del messaggio di Francesco è il mistero di Dio e l’amore con cui egli lo vive: è proprio Dio, Padre amorevole, sommo bene dal quale proviene ogni altro bene, che egli intravede in tutte le cose, in tutte le creature: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le tue creature» (Cantico di Frate Sole). L’amore e la sua gratitudine aumentano di fronte a Gesù, figlio di Dio, nato e morto per noi. L’umiltà dell’incarnazione e la carità della passione di Gesù non soltanto testimoniano il suo amore per noi, ma sollecitano una risposta: seguire le orme di Gesù è rispondere a quest’amore: “Dobbiamo amare molto l’amore di colui che ci ha molto amati” ( San Francesco).
Il binomio celebrativo Francesco Stimmatizzato-Cristo Crocifisso cominciò ad affermarsi nella letteratura con Fra Elia Vicario. "Francesco apparve crocifisso", ebbe ad annunciare, al momento della morte del Padre e Fratello (1226). Nell'arte, invece, la prima illustrazione esplicita della Passio Christi - Compassio Francisci ebbe luogo con l'anonimo Maestro di San Francesco nella chiesa inferiore o antica cripta che ospita il suo corpo (1250 circa). Da tale accostamento mistico, che raggiunse il massimo della consapevolezza alla fine del Trecento con il Liber conformitatum di Fra Bartolomeo da Pisa, ebbe origine ad Assisi il pio esercizio della Corda Pia.
All'inizio veniva celebrata nella cappella di san Giovanni Battista, dove si trovava il bellissimo Crocifisso ligneo "schiodabile" realizzato nel secolo XV in sua funzione, ora issato nella cappella di santa Caterina.
Nel '600 sulle pareti dello spazio antistante questa cappella furono dipinti i 4 profeti maggiori del "Servo Sofferente" con sette scene della Passione, coronate in alto dai simboli della stessa e, nella volta, dal1'immagine del Padre eterno cui angeli presentano il mondo riscattato dal Figlio. Alle basi dell'arcone della stessa cappella sono i due busti dei santi Francesco e Antonio, guide spirituali dei frati, e popolo in contemplazione del Dio Crocifisso. La pratica paraliturgica - una volta celebrata in modo “spettacolare” secondo metodi più giullareschi tipici dello stile pastorale molto icastico del Santo - intendeva aiutare il fedele a vestirsi dei sentimenti che furono in Cristo Gesù, "obbediente a Dio Padre fino alla morte di Croce (Fil 7,8).
E’ difficile risalire agli anni precisi della prima formulazione del pio esercizio, nato nel clima della devotio moderna. Nel 1337, al Capitolo generale di Cahors, era stata istituita la festa liturgica delle Stimmate di San Francesco. In un documento del 1600 la paraliturgia è detta "Litanie di Gesù", per il ritmo ripetitivo dei testi principali, contemplativi del Redentore e di Francesco, segnati dalle ferite, prezzo della Redenzione. Oggi è nota come "Corda pia" ("I Cuori pii") dalle prime parole che aprono l'inno processionale iniziale. La formula adottata fino a qualche diecina di anni fa risaliva alla seconda metà del '600, dovuta al pio Ministro Generale dell'Ordine Filippo Gesualdi da Castrovillari, che l'aveva rinnovata utilizzando testi più antichi.
Inno Corda Pia inflammantur
S'infiammano i cuori devoti
Mentre di Francesco si celebrano
I gloriosi segni della Passione
Non ci accada di gloriarci
Se non della Croce salvifica,
sull'esempio di Francesco.
Infatti sul monte l'uomo pio,
vigile, nudo e pieno di zelo,
si abbandona a gemiti inesprimibili.
Secondo il cerimoniale dell'Ordine del 1631, redatto in ottemperanza alle Costituzioni Urbane del 1628, veniva celebrata tutti i venerdì dell'anno, esclusi quelli vicini a Pasqua e Natale. Durante i secoli, frati Maestri di Cappella famosi hanno musicato i testi, rendendo il pio esercizio sempre più suggestivo sì da essere celebrato non solo dai frati e dai fedeli di Assisi.
La Corda pia rimane la più antica delle devozioni al Cristo Crocifisso conosciute oggi nell'Ordine francescano, ed è unica nella intenzione di abbinare il tema delle stimmate di Cristo e di Francesco d'Assisi. La legittimazione teologica e spirituale della funzione paraliturgica si fonda sul passo di Pietro Apostolo: "Con le sue piaghe noi siamo stati Salvati" (I, 2, 24).
Certamente riformabile in alcuni suoi punti (testi biblici e francescani) secondo il gusto dei tempi, il pio esercizio della Corda Pia viene offerto ancora oggi a frati e popolo come particolare momento contemplativo quaresimale. Una sua celebrazione ottimale non può prescindere da una catechesi che aiuti nella riscoperta del suo spirito e dei suoi intenti originari, più che mai proponibili per la loro validità evangelica e originalità francescana.
Con il Mercoledì delle Ceneri ha inizio il periodo di Quaresima che culminerà nella Settimana Santa.
In questo tempo di grazia l'attenzione è rivolta a Cristo, all'uomo e al mistero del Cristo che illumina la sorte dell'uomo.
Una volta e per sempre Cristo ha salvato il mondo portando il creato alla completa liberazione e l'uomo di fede può ora guardare il prima di Cristo in vista di lui e il tempo successivo alla sua morte e risurrezione come lo spazio per comprendere e approfondire la straordinaria ricchezza della Pasqua verso cui camminare e in cui sperare.
La quaresima allora è il momento della introspezione, dell'esame di coscienza approfondito, per conoscere la nostra miseria e la misericordia di Dio, il nostro peccato e la sua grazia, la nostra povertà e la sua ricchezza, la nostra debolezza e la sua forza, la nostra stoltezza e la sua sapienza, la nostra tenebra e la sua luce, il nostro inferno e il suo regno.
La quaresima è il tempo di analizzare alcuni principi spirituali forti come spranghe di ferro a cui bisogna appigliarsi per rimanere ben radicati nel terreno buono dove devono fruttificare, ma che si devono prendere in mano come randelli per colpire alle radici il male antico ed ontico, sempre pronto a rendere inutile e inefficace l'azione della grazia di Dio.
Francesco fece propria la Quaresima vivendola in ogni momento della sua vita.
La Quaresima ha lo scopo di invitare i fedeli a imitare il periodo di 40 giorni di meditazione e astinenza che Gesù passò nel deserto prima di cominciare la sua predicazione.
Per viverla meglio è bene riflettere su tre punti, capisaldi della vita spirituale:
- riconoscere la propria miseria davanti a Dio,
- pregare,
- digiunare.
Potrebbe aiutarci il seguente schema:
CON LA MENTE
“Amerai il Signore Dio tuo, con tutta la tua mente” (Mt 22,37) |
- COLTIVA il pensiero di Dio e della sua bontà: il Signore sia al vertice dei tuoi pensieri e dei tuoi progetti
- PENSA il bene che ti circonda
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CON GLI OCCHI
“Se il tuo occhio è limpido, tutto diventa trasparente” (Mt 6, 22) |
- GUARDA il mondo, le cose e le persone con occhio limpido e buono
- CERCA la bellezza vera
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CON GLI ORECCHI
“Israele, se tu mi ascoltassi” (Sl 81,9) |
- TROVA del tempo per ascoltare la Parola del Signore
- NON CHIUDERE gli orecchi al fratello che ti chiede qualcosa o ha bisogno di sfogarsi
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CON LA BOCCA
“Effatà, apriti …” (Mc 7,34) |
- APRITI alla lode di Dio ed alla preghiera personale, in famiglia o nell’assemblea liturgica
- DIVENTA un esperto nel bene-dire ed inesperto nel male-dire
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CON LA GOLA
“Quanto sono dolci le tue Parole, Signore” (Sl 118) |
- GUSTA la profondità e la bellezza della Parola di Dio
- PRENDI il cibo con sobrietà e gratitudine a Dio ed a chi lo ha preparato
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CON LE MANI
“Non amiamo a parole ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3, 18) |
- PENSA che anche Gesù, come te, ha lavorato con le mani
- CERCA di utilizzare bene il tempo: è dono di Dio.
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CON IL CUORE
“Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37) |
- SCOPRI l’amore di Dio che ti precede
- DIMOSTRA il tuo affetto a chi ti sta vicino, cominciando da quelli di casa… Rispondi come Maria. “Eccomi”
“Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita si rimarginerà presto” (Isaia 58,8) |
Il digiuno quaresimale consiste nel fare un solo pasto al giorno e nell'astenersi dai cibi vietati. Nei giorni di digiuno la Chiesa permette un leggero pasto di ristoro alla sera, se l'unico vero pasto avviene a mezzogiorno, o a mezzogiorno se si stabilisce alla sera il proprio pasto principale (FF 12, 84, 1835).
Si richiamano al digiuno tutti coloro che abbiano compiuto i 18 anni e non siano impediti da motivi di salute.
Servire il Vangelo non va considerata un’avventura solitaria, ma impegno condiviso di ogni comunità. Accanto a coloro che sono in prima linea sulle frontiere dell’evangelizzazione - e penso qui con riconoscenza ai missionari e alle missionarie - molti altri, bambini, giovani e adulti con la preghiera e la loro cooperazione in diversi modi contribuiscono alla diffusione del Regno di Dio sulla terra. L’auspicio è che questa compartecipazione cresca sempre più grazie all’apporto di tutti.
Papa Benedetto XVI
Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2006
Quaresima di Fraternità 2007
La Quaresima di Fraternità, vuol essere un segno concreto di speranza per molte persone, sia per chi sostiene un progetto, sia che per chi, nella difficoltà, ne fruisce. È queasta l’occasione per condividere un gesto d’amore che si concretizza con la preghiera e la condivisione: si realizza così il sogno di ogni credente, che il Regno di Dio, Regno di giustizia, di verità e di pace, si accresca.
Dalla Carità nasce la gioia: manifestazione visibile dell’amore di Dio per noi.
Dio mi ama!!!
La carità, in Quaresima deve essere un impegno di giustizia e di solidarietà; pertanto proponiamoci di rinunciare al superfluo a favore dei fratelli in difficoltà, di assumere un atteggiamento più fraterno, paziente, umile, amorevole e attento alle esigenze di chi quotidianamente ci vive accanto.
La fraternità s’impegna a devolvere il ricavato delle proprie rinunce (digiuno quaresimale) a favore dei più bisognosi, il quale sarà consegnato al nostro padre assistente fr. Massimo, che si farà carico di devolverlo a favore di progetti di carità, unendola all’offerta che tutti i frati della provincia di Basilicata – Salerno daranno al loro provinciale.
Nella tabella sottostante troverete sussidi di preghiera e materiale per l'approfondimento
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Liturgia penitenziale del“Mercoledì delle ceneri” |
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La Quaresima |
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Camminiamo insieme in questo periodo quaresimale.
In questo proposito ci aiuterà e camminerà con noi un frate della nostra fraternità, al quale potremmo, attraverso il forum del sito, porre i nostri interrogativi, i nostri dubbi. Ci presenta un testo molto diretto, che punta all’obiettivo senza giri di parole e costruzioni artefatte, ma stimolante, adatto a farci riflettere e a chiarire i tanti dubbi che ci “frullano” nella testa. Nel Forum presenteremo settimana per settimana i passi ai quali si riferiscono le Letture domenicali di Quaresima, in modo da rendere più semplice la consultazione .
Pace e Bene a tutti |
Prima Domenica
di Quaresima 
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Seconda domenica
di Quaresima 
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Terza domenica
di Quaresima
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Quarta domenica
di Quaresima 
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Quinta domenica
di Quaresima
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DOMENICA DELLE PALME 2007
PAURA DELLA SERVA
Mettiamoci al posto di Pietro. Come lui, stiamo attenti a non perderci lo sguardo di Gesù.
Quello sguardo può tirarci fuori dalla nostra fede troppo fiacca, troppo abitudinaria, troppo estranea alla vita di ogni giorno.
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"LEGGERE LA BIBBIA" (Lc 22,14-71;23,1-56)
La domenica delle Palme, come ben sappiamo, si apre con un momento di festa, subito sopraffatto dal sentimento di tristezza provocato dall'ascolto della Passione.
Quest'anno ce la propone Luca, che sottolinea la scelta volontaria di Gesù di andare incontro alla morte, nonostante la ribellione violenta del suo corpo che suda sangue, con la serenità ritrovata nel totale abbandono alla volontà del Padre. In Luca non c'è il drammatico: "Dio mio, perché mi hai abbandonato", ma il grido fiducioso: "Padre nelle tue mani consegno il mio spirito".
Nella Passione secondo Luca, come in tutto il suo vangelo, è forte l'invito del Maestro a diventare suoi discepoli, ad affrontare la vita come lui. Cioè con coraggio, vincendo la paura e la debolezza con la sua misericordia, sempre disponibile, anche per chi si decide all'ultimo momento, come il malfattore.
Di fronte a questo racconto è bene che le nostre parole, i nostri ragionamenti, i nostri dubbi, le nostre domande tacciano.
Accogliamo questa Parola - il primo e fondamentale nucleo del Vangelo - facendole spazio dentro di noi, permettendole di riempire i nostri vuoti di coraggio, le nostre debolezze, le nostre incoerenze, per ottenere uno slancio nuovo che rinverdisca il nostro essere discepoli.
Questo racconto, come tutto il Vangelo, non è per la nostra istruzione. Lo conosciamo già per averlo ascoltato chissà quante volte.
È per la nostra conversione.
Accogliamolo oggi come un messaggio mai sentito prima.
Non facendo finta che sia nuovo, ma perché lo è.
Questo "oggi", infatti, non c'è mai stato prima.
Riviviamolo dall'interno, mettendoci dentro ai fatti e ai personaggi.
Soprattutto identifichiamoci con Pietro, fervoroso e generoso… a parole. Molto meno nei fatti. Proprio come noi.
Quante "paure della serva" nella nostra fede vissuta! Quanti silenzi, quando sarebbe necessario parlare.
Quante parole, quando sarebbe necessario tacere e operare.
Quante giustificazioni e giravolte, quando bisognerebbe essere schietti e determinati!
Mettiamoci al posto di Pietro. È il nostro posto.
Come lui, stiamo attenti a non perderci lo sguardo di Gesù.
Quello sguardo può tirarci fuori dalla nostra fede troppo fiacca, troppo abitudinaria, troppo estranea alla vita di ogni giorno.
Quello sguardo può far piangere amaramente anche noi.
Non per disperazione, ma per la certezza che la sua misericordia è sempre pronta ad
accoglierci e a rilanciarci.
PER "LEGGERE" LA VITA
Quante "paure della serva" nella nostra fede vissuta…
In questi ultimi decenni, travolti dalla caduta della chiesa-società e della società-cristiana, noi cristiani facciamo fatica a ritrovare il nostro ruolo di discepoli di Gesù, crocifisso e risorto. Passiamo il tempo a lamentarci che i ragazzi se ne vanno appena ricevuta la Cresima, che le loro famiglie non sanno più educarli cristianamente, che la frequenza alla messa domenicale diminuisce perché ci sono mille alternative a come passare il tempo, che gli intellettuali non capiscono l'importanza delle radici cristiane, che i politici ci vogliono emarginare, che… Insomma, vorremmo che tutti fossero lì pronti a riverirci e a batterci le mani, che tutti fossero buoni e gentili con noi.
Ma i discepoli del Gesù che affronta la croce sudando sangue, possono coltivare questi sentimenti? Non abbiamo ricevuto da lui il mandato di predicare la sua parola anche a costo di subire contrasti e persecuzioni, persino all'interno
Della nostra famiglia?
Il nostro compito è accattonare spazi di rispetto e di potere, oppure quello di annunciare la Parola con libertà e coraggio, scuotendo la polvere dai nostri piedi quando non ci ascoltano, senza lasciarci intimorire e fermare da contrasti e persecuzioni?
don TONINO LASCONI
Gesu'
di Giovanni Pascoli
E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all'ombra d'una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne' Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l'inconsutile tua veste;
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
-Il figlio_ Giuda bisbigliò veloce-
d'un ladro, o Rabbi, t'è costì tra 'piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi
-No-, mormorò con l'ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.
L'Ultima Cena
Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui (Lc 22,14).
Questo breve accenno dell’evangelista Luca alla celebrazione pasquale di Gesù viene talvolta letto quando i pellegrini visitano il Cenacolo a Gerusalemme. Dopo le considerazioni di carattere storico e teologico, si lascia un po’ di tempo per la preghiera personale o per scattare qualche fotografia.
Una delle volte che mi sono recato al Cenacolo in solitudine, mi sono lasciato trasportare dalla fantasia per cercare di penetrare la scena che non era descritta.
Infatti gli evangelisti danno pochi particolari, ma qualche cosina si può anche indovinare senza essere particolarmente esperti. Cosa si forma nella nostra mente quando ascoltiamo la frase: prese posto a tavola? C’erano le sedie? Pare di no. Come era la tavola? Aveva forma quadrata o rettangolare? I discepoli come erano disposti a tavola?
Ecco qualcosa che nessuno mi ha mai descritto esattamente: immagino sempre Gesù al centro della scena, ma gli altri dove avranno preso posto?
Ho tralasciato tutte le altre domande e mi sono concentrato su questa.
Dal racconto del quarto Vangelo sappiamo che Giovanni era vicino a Gesù e Pietro era vicino a Giovanni. Giuda non doveva essere troppo lontano perché riceve da Gesù un boccone (cfr Gv 13,23-26). Ci si può ancora domandare se, per esempio, Giovanni aveva preso posto alla destra o alla sinistra di Gesù.
Ho cercato di immaginarmi l’Ultima Cena, ma non sono riuscito a mettere a fuoco tutto il quadro… Quadro?
Nella mente si è formata l’idea dell’Ultima Cena dipinta da Leonardo.
Sono rimasto incuriosito perché di sicuro Leonardo si sarà fatto la mia stessa domanda e quindi sono rimasto preso dal desidero sapere come ha risposto. Tornato a casa, ho contattato qualche conoscenza nel campo artistico e così ho ottenuto la lista descritta da Leonardo nel suo capolavoro (guardando il dipinto, da destra verso sinistra): Bartolomeo, Giacomo il minore, Andrea, Giuda Iscariota, Pietro, Giovanni, Gesù, Tommaso, Giacomo il maggiore, Filippo, Matteo, Taddeo, Simone lo zelota.
Improvvisamente mi è riaffiorato anche il ricordo di un testo letto qualche tempo prima: la beata Caterina Emmerick ha avuto una visione dell’Ultima Cena e ha descritto la disposizione dei posti a tavola. Ho preso tra le mani il libro e ho trovato subito il passo. Sono rimasto colpito da un particolare: sia Caterina che Leonardo dispongono gli apostoli in gruppi di tre. Ecco la lista della beata Caterina (seguendo il criterio precedente): Giuda Iscariota, Tommaso, Bartolomeo, Giacomo il minore, Giacomo il maggiore, Giovanni, Gesù, Pietro, Andrea, Taddeo, Simone, Matteo, Filippo.
Mentre stavo riflettendo sulle differenze e sulle similitudini, la fantasia si è surriscaldata e mi sono ritrovato nel Cenacolo durante
l’Ultima Cena, poco prima che Gesù dicesse: “Uno di voi mi tradirà”.
Mi sembrava di essere invisibile e invece uno degli apostoli alla destra di Gesù mi ha fatto un cenno perché anch’io mi sedessi a tavola.
Effettivamente c’era un posto vuoto… Mi sono seduto. Ho contato gli apostoli: undici! Ne mancava uno… Chi? Non sono riuscito a saperlo perché si è creata una gran confusione quando Gesù ha pronunciato le fatidiche parole. Tutti domandavano a Gesù: “Sono forse io?”. Mi sembrava di essere in dovere di porre anch’io la stessa domanda. Proprio mentre stavo per esprimerla, mi sono reso conto chi era l’apostolo che mancava all’appello: GIUDA ISCARIOTA!
Sono rimasto a bocca aperta, senza poter dire nulla, mentre nella mente continuavo a ripetermi “sono forse io? sono forse io? sono forse io?”
Gli altri si stavano domandando l’un l’altro chi poteva essere il traditore. Gesù, tenendo lo sguardo fisso su di me, mi ha domandato: “Sei forse tu?”.
Il trillo del telefono mi ha richiamato alla realtà, ma il ricordo di questa fantasia mi è rimasto così impresso che non posso fare a meno di pensare che, ad ogni istante, Gesù attende da me una risposta.
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