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Laici dell'Ordine dei Penitenti |
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Riflessioni
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| Francesco |
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.:Scritti di
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Francesco. Il volto secolareLa rivista Nazionale dell'Ordine Francescano Secolare alla quale è allegata la nuova rivista OFS-GIFRA Informa

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Gemme di Spiritualità
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Ho da dire questo!
Primavera 1949, anche allora le manifestazioni degli studenti per molteplici motivi erano frequenti. Al grido “Trieste libera” un corteo studentesco si snoda lungo il principale viale a Foggia, sono tra gli studenti e ben convinta della validità della nostra manifestazione. Improvvisamente una mano amica mi tira fuori dal corteo e mi guida verso una quasi nascosta traversa. Non mi è chiaro il motivo, non mi piace l’azione ma non ho il tempo per manifestare il mio disappunto perché Elvira già si ferma davanti a una porticina situata in cima ad alcuni gradini esterni. Sembra sicura delle sue azioni. La vedo spingere delicatamente la porta, entrare. La seguo, non ho scelte, il corteo è oramai lontano. Un monolocale parzialmente diviso in due da una parete di compensato, uno spioncino non molto alto è più o meno al centro della parete mette in condizione di guardare oltre. Una persona ne occupa tutto lo spazio, guarda dentro, bisbiglia qualcosa, tace e poi parla ancora. Nella stanza ci sono altre persone in silenzio. Capisco che sono stata condotta là da Elvira per conoscere qualcuno, qualcuno che è oltre quella barriera, visibile solo a chi guarda dentro. Sono infastidita ma non ho il coraggio di andarmene, il raccoglimento delle persone presenti mi impedisce di manifestare il mio disappunto ma mi riservo di farlo appena fuori, e con veemenza. Aspetto, siamo in fondo al monolocale in fila, pian piano ci avviciniamo a quella meta non richiesta, Elvira mi volge le spalle per cui neppure con lo sguardo, né con la mimica posso manifestare ciò che le riservo. Ecco, è arrivato il mio turno, e mentre mi accingo ad imitare il comportamento degli altri sento bisbigliare: “Non mangia da giorni, si nutre solo del corpo del nostro Signore”. Sono profondamente turbata, smarrita e intanto posso guardare all’altra parte del monolocale, devo piegarmi leggermente per poterlo fare. Un letto candido è la prima cosa che vedo chiaramente e nel letto, sul cuscino, un volto minuto, sofferente ma sereno, quasi sorridente. Grandi gli occhi nel volto smunto, i capelli, se ci sono, sono celati da una fascia bianca. Le è accanto una donna in piedi, le accarezza costantemente la diafana mano posata sul lenzuolo. L’altra mano dell’ammalata, saprò dopo Genoveffa, stringe una coroncina. Mi osserva e sembra in attesa, dovrei certo dire qualcosa ma non proferisco parola sbalordita davanti a quello sguardo vivo, attento e dolce; davanti a quella sofferenza non manifestata ma evidente, davanti a quel corpo che si intuisce minuscolo, minuscolo oltre ogni immaginazione sotto la sottile coperta. Continuo a rielaborare ciò che ho appena udito, fisso quel volto e taccio. “Capisco di averti turbata, capisco che nessuno ti ha detto chi o cosa avresti visto. Ciò che io vivo è la volontà del Signore, è per volontà del Signore che sono qui, così! Non turbarti per me, accompagna le mie giornate con la tua preghiera e torna ancora, ti aspetto”. Sussurra queste parole e poi si estranea, la mano sul letto muove la corona del rosario ma le sue labbra sono ferme. Era il momento di scostarmi, di lasciare che altri si avvicinassero e non mi muovevo, guardavo quella sofferenza e mi chiedevo come si trova la capacità di essere sereni. Come? Come? Non avevo risposte e pian piano mi sono scostata, ho lasciato quello spazio ad altri che certo erano lì per condividere con Genoveffa le proprie gioie ma soprattutto le sofferenze, le preoccupazioni, i dolori. Da quell’incontro avrebbero tratto la forza per il proprio quotidiano, per la propria vita. Ero giovinetta distratta da tanti piccoli e grandi avvenimenti. Non sono più tornata in quel monolocale. Genoveffa de Troia è venuta a mancare nello stesso anno. Io ho dimenticato la mia domanda, per un tempo mi ha accompagnato nella ricerca di una risposta poi il tran tran quotidiano ha coperto tutto di polvere. Solo recentemente ho avuto tra le mani un opuscolo della vita di Genoveffa, ora promulgata Venerabile, e provo tanta malinconia per non aver saputo cogliere il suo invito, per non essere più tornata in quel monolocale.
Settembre 2009.
Clementina Longo
Venerabile Genoveffa de Troia Terziaria
Genoveffa De Troia nasce a Lucera (FG) il 21 dicembre 1887 e muore a Foggia in via Briglia l’ 11 dicembre 1949. Nel 1925 entra nella sua vita, da confessore, Padre Cappuccino Angelico da Sarno e la segue fino alla morte. Il 2 gennaio 1932 Genoveffa fa la sua professione nel Terz’ Ordine Francescano. Il 7 marzo 1992 la Congregazione per le cause dei Santi, promulga, alla presenza del Papa, il decreto con il quale si riconosce le virtù eroiche di Genoveffa alla quale spetta ora il titolo di Venerabile. Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa parrocchiale “Immacolata” dei frati Minori Cappuccini di Sant’ Angelo e Padre Pio, in Foggia. |
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