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30 settembre 2009

Presso il convento dei frati minori cappuccini di Eboli è stata organizzata, dalla famiglia francescana, una cena a favore di un progetto missionario in Congo, che prevede l'acquisto di pannelli solari per il rifornimentodi energia elettrica.

Chi è interessato può rivolgersi a fra Bonaventura Pace, il guardiano del convento, oppure alla Ministra dell'OFS, Antonietta Merola.

 

 

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Riflessioni

Benvenuti nel portale dell'Ordine Francescano Secolare di Eboli.
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CI SCUSIAMO PER EVENTUALI INCONVENIENTIUna favolaPARADISO E INFERNODopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili.
Ma i commensali, che sedevano tutto intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletrici da far pietà.
“ Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida.
“ Con tutto quel ben di Dio davanti!”
“ Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca.”
Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica  sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“ Ma com’è possibile?” chiese stupito il coraggioso samurai.
L’angelo sorrise:
“ All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati  nella loro vita.

Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.
Paradiso e inferno sono nelle  tue mani. Lo sguardo del Signore

si posa sugli umili:

è uno sguardo che mette a nudo

tutto il bene e tutto il male

che c’e nell’uomo.

Davanti alla realtà del male

che è in noi e negli altri,

che cosa possiamo fare,

se non uscire da noi stessi,

entrare nel suo santo tempio

in silenzio, con umiltà,

e spalancare il nostro sguardo

su di lui, il Santo?

Soltanto se ci trova prostrati,

umili,

in silenzio di compunzione

egli ci avvolge

con il suo sguardo di compassione

e ci solleva.
LA VERITA' SOTTILE

Lo scorrere lento del fiume

l’odore salmastro del mare

e tu che imprimi le orme sulla sabbia

assaporando il dolce tepore del sole.

Lo sguardo alla ricerca della verità

la linea infinita tra cielo e mare.

E’ lì la verità, è lì,

nell’equilibrio delle cose,

tra cielo e mare,

tra uomo e donna,

tra l’alto e il basso,

è lì, in quella linea sottile,

quasi invisibile che è dentro di te,

tra la parte buona e quella meno buona,

tra il voler sapere e il non voler sapere,

tra la vita e la morte,

tra la natura e l’uomo.

Tu così sottile e così forte,

Tu che se ascoltato

ci rendi grandi, forti e fratelli

Tu che, se lasciato fluire,

porti la pace e l’amore.

Togli le paure, la rabbia, l’invidia

e nell’amore fai grandi cose

per tutti gli uomini della terra.

Il Signore ci renda capaci “di un servizio umile, semplice, discreto, silenzioso, dei fratelli”. Un servizio che non si proclama, non si esalta, non si ri-dice, non si racconta, non si fa pagare. Un servizio che diventa sempre più conosciuto solo da Dio, e che, giunta la sera, lascia sempre nell'animo la sofferta, sincera convinzione di essere stati servi inutili.

Intorno a...
Francesco
.:Scritti di

Francesco. Il volto secolareLa rivista Nazionale dell'Ordine Francescano Secolare alla quale è allegata la nuova rivista OFS-GIFRA Informa

Gemme di Spiritualità

Se lo Spirito Santo vive nell'uomo, questi prega quando sta e cammina, dorme e veglia, lavora e riposa, parla e tace.

F. La CombeChe bella cosa pregare l'uno per l'altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste più nè distanza nè separazione.

Beata Elisabetta della TrinitàLa santità “grande” consiste nel compiere i “doveri piccoli” di ogni istante.

S. JosemariaMettiamo con fiducia tutte le preoccupazioni per il futuro nelle mani di Dio e lasciamoci guidare da Lui come un bambino. Stiamo sicuri che così non potremo sbagliare strada.

Edith SteinAmate la giustizia e sarete voi il tempio di Dio.

Sant'AgostinoL'edificio dell'orazione deve sempre fondarsi sull'umiltà: quanto più un'anima si abbassa nell'orazione, tanto più Iddio la innalza

S. Teresa del Bambino GesùLa tua virtù non sia una virtù “sonora”.

S. JosemariaA che serve che tu dia al Signore una cosa quando da te ne richiede un'altra? Rifletti a quello che Dio vuole e compilo; per questa via il tuo cuore sarà soddisfatto più che con quelle cose alle quali ti porta la tua inclinazione.

S. Giovanni della Croce"L'umiltà e la carità vanno di pari passo. L'una glorifica e l'altra santifica"

San Pio da PietrelcinaCome arrivano lontano i raggi di una piccola lampada così splende una buona azione in un mondo malvagio.

Frate IndovinoIl prossimo è immagine di Dio molto più perfetta dei quadri dipinti e delle statue scolpite.

Massimiliano KolbeQuesto è il miglior modo di vivere: fidarci del Signore, conservare la pace del cuore, prendere tutto in buona pace,portar pazienza e far del bene a tutti, mai del male.

Beato Papa Giovanni XXIIINiente ti turbi, niente ti spaventi, tutto passa. Solo DIO resta. La pazienza ottiene tutto. A chi ha DIO niente manca. DIO SOLO BASTA.

S. TeresaBisogna sradicarsi. Tagliare l’albero e farne una croce, e poi portarla ogni giorno.

S. Weil"La santità è la misura ordinaria della vita cristiana"

Giovanni Paolo IIChi sa di essere amato, ama; e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani. Non basta amare i giovani: occorre che loro si accorgano di essere amati.

Don BoscoGiovani, dovete avere l'ansia e il desiderio di essere portatori di Cristo a questa società attuale, più che mai bisognosa di Lui, più che mai alla ricerca di Lui. Cristo vuole parlare agli uomini d'oggi con la vostra voce.

Giovanni Paolo II

La Fede è un dono di Dio. L'amore e la fede vanno di pari passo. Si completano a vicenda.

Madre Teresa di Calcutta

Mappa Eboli 

 

 
 

Ho da dire questo!

Primavera 1949, anche allora le manifestazioni degli studenti per molteplici motivi erano frequenti. Al grido “Trieste libera” un corteo studentesco si snoda lungo il principale viale a Foggia, sono tra gli studenti e ben convinta della validità della nostra manifestazione. Improvvisamente una mano amica mi tira fuori dal corteo e mi guida verso una quasi nascosta traversa. Non mi è chiaro il motivo, non mi piace l’azione ma non ho il tempo per manifestare il mio disappunto perché Elvira già si ferma davanti a una porticina situata in cima ad alcuni gradini esterni. Sembra sicura delle sue azioni. La vedo spingere delicatamente la porta, entrare. La seguo, non ho scelte, il corteo è oramai lontano. Un monolocale parzialmente diviso in due da una parete di compensato, uno spioncino non molto alto è più o meno al centro della parete mette in condizione di guardare oltre. Una persona ne occupa tutto lo spazio, guarda dentro, bisbiglia qualcosa, tace e poi parla ancora. Nella stanza ci sono altre persone in silenzio. Capisco che sono stata condotta là da Elvira per conoscere qualcuno, qualcuno che è oltre quella barriera, visibile solo a chi guarda dentro. Sono infastidita ma non ho il coraggio di andarmene, il raccoglimento delle persone presenti mi impedisce di manifestare il mio disappunto ma mi riservo di farlo appena fuori, e con veemenza. Aspetto, siamo in fondo al monolocale in fila, pian piano ci avviciniamo a quella meta non richiesta, Elvira mi volge le spalle per cui neppure con lo sguardo, né con la mimica posso manifestare ciò che le riservo. Ecco, è arrivato il mio turno, e mentre mi accingo ad imitare il comportamento degli altri sento bisbigliare: “Non mangia da giorni, si nutre solo del corpo del nostro Signore”. Sono profondamente turbata, smarrita e intanto posso guardare all’altra parte del monolocale, devo piegarmi leggermente per poterlo fare. Un letto candido è la prima cosa che vedo chiaramente e nel letto, sul cuscino, un volto minuto, sofferente ma sereno, quasi sorridente. Grandi gli occhi nel volto smunto, i capelli, se ci sono, sono celati da una fascia bianca. Le è accanto una donna in piedi, le accarezza costantemente la diafana mano posata sul lenzuolo. L’altra mano dell’ammalata, saprò dopo Genoveffa, stringe una coroncina. Mi osserva e sembra in attesa, dovrei certo dire qualcosa ma non proferisco parola sbalordita davanti a quello sguardo vivo, attento e dolce; davanti a quella sofferenza non manifestata ma evidente, davanti a quel corpo che si intuisce minuscolo, minuscolo oltre ogni immaginazione sotto la sottile coperta. Continuo a rielaborare ciò che ho appena udito, fisso quel volto e taccio. “Capisco di averti turbata, capisco che nessuno ti ha detto chi o cosa avresti visto. Ciò che io vivo è la volontà del Signore, è per volontà del Signore che sono qui, così! Non turbarti per me, accompagna le mie giornate con la tua preghiera e torna ancora, ti aspetto”. Sussurra queste parole e poi si estranea, la mano sul letto muove la corona del rosario ma le sue labbra sono ferme. Era il momento di scostarmi, di lasciare che altri si avvicinassero e non mi muovevo, guardavo quella sofferenza e mi chiedevo come si trova la capacità di essere sereni. Come? Come? Non avevo risposte e pian piano mi sono scostata, ho lasciato quello spazio ad altri che certo erano lì per condividere con Genoveffa le proprie gioie ma soprattutto le sofferenze, le preoccupazioni, i dolori. Da quell’incontro avrebbero tratto la forza per il proprio quotidiano, per la propria vita. Ero giovinetta distratta da tanti piccoli e grandi avvenimenti. Non sono più tornata in quel monolocale. Genoveffa de Troia è venuta a mancare nello stesso anno. Io ho dimenticato la mia domanda, per un tempo mi ha accompagnato nella ricerca di una risposta poi il tran tran quotidiano ha coperto tutto di polvere. Solo recentemente ho avuto tra le mani un opuscolo della vita di Genoveffa, ora promulgata Venerabile, e provo tanta malinconia per non aver saputo cogliere il suo invito, per non essere più tornata in quel monolocale.

Settembre 2009.

Clementina Longo

 

Venerabile Genoveffa de Troia Terziaria

Genoveffa De Troia nasce a Lucera (FG) il 21 dicembre 1887 e muore a Foggia in via Briglia l’ 11 dicembre 1949. Nel 1925 entra nella sua vita, da confessore, Padre Cappuccino Angelico da Sarno e la segue fino alla morte. Il 2 gennaio 1932 Genoveffa fa la sua professione nel Terz’ Ordine Francescano. Il 7 marzo 1992 la Congregazione per le cause dei Santi, promulga, alla presenza del Papa, il decreto con il quale si riconosce le virtù eroiche di Genoveffa alla quale spetta ora il titolo di Venerabile. Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa parrocchiale “Immacolata” dei frati Minori Cappuccini di Sant’ Angelo e Padre Pio, in Foggia.

   

 

FRANCESCO CI PARLA ...>> 

Il Signore ti benedica

e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia

misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e

ti dia

pace.

 

IL CONVENTO DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI IN EBOLI.>>leggi...

Sede anche della Fraternità dell'O.F.S

 
   
         

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